Il Simbolo di Nicea è qualificato dall’inserimento di un termine di significato filosofico: οὐσία (ousía). Esso viene utilizzato per specificare che Gesù di Nazareth, il Cristo, è ontologicamente il Figlio di Dio fatto uomo. Da qui la domanda: quale significato ha avuto l’ὁμοούσιος (homooúsios) nella storia dell’interpretazione della verità della fede e, allo stesso tempo, del significato dell’essere? E tale significato ha ancora qualcosa da dirci oggi? Per formulare una risposta, ci rivolgiamo a due lettere che ne illustrano il significato fondamentale e la portata teorica: la lettera nota come De decretis Nicaenae Synodi di Atanasio di Alessandria e la terza lettera, intitolata La Trinità, delle dodici che compongono La colonna e il fondamento della Verità di Pavel Florenskij. Il risultato è che l’ὁμοούσιος può costituire una risorsa preziosa anche per il pensiero odierno: aprendo la strada a una risemantizzazione dell’ontologia in un esodo riconfigurante e trasfigurante all’interno del “luogo” propiziato dall’evento cristologico.